Università degli Studi di Trieste
Facoltà di Lettere e Filosofia

Commissione Informatica di Facoltà


Informatica umanistica e riforma degli ordinamenti didattici
(giornata di studio - Trieste, 16 novembre 2000)

Introduzione
(Guido Abbattista)

La giornata che abbiamo organizzato su “Informatica umanistica e riforma degli ordinamenti didattici” vede presenti numerose figure e varie competenze. Si tratta infatti di un’iniziativa con la quale ci siamo proposti di sollecitare un confronto tra forme diverse di professionalità, che a vario titolo sono chiamate a svolgere un ruolo nel processo di sistematico inserimento di insegnamenti informatici all’interno dei corsi di studio umanistici.

Non si tratta naturalmente di un problema tecnologico né semplicemente organizzativo o di tecnica didattica. Si tratta innanzitutto di un problema di obiettivi generali. Cosa si intende per informatica umanistica ? Quali sono gli specifici sussidi informatici che sono diventati indispensabili per la formazione umanistica, in vista sia dello svolgimento di compiti di ricerca sia dell’inserimento in settori lavorativi connessi in modi diversi agli studi umanistici ? Che cosa dovrebbero saper fare con l’informatica lo studente, il laureato e lo studioso di materie umanistiche ? Che genere di applicazioni si sono già rivelate di importanza cruciale in diversi settori degli studi umanistici ? E dunque, che tipo di insegnamenti specifici dovrebbero essere inseriti nei nuovi piani di studio, quelli che sono attualmente in discussione e in preparazione presso molte delle nostre facoltà ? Cosa dovrebbe caratterizzare gli insegnamenti di informatica umanistica nelle lauree di primo livello e quale dovrebbe essere l’organizzazione della laurea specialistica in informatica umanistica ?

Una ulteriore domanda è quella relativa alla natura di quei percorsi di studio di matrice umanistica che vanno accentuando in modo crescente la propria connotazione informatica attraverso un rapporto sempre più stretto e strutturato con le applicazioni informatiche e telematiche. In varie realtà universitarie esistono già o sono in fase di progettazione corsi di informatica umanistica o di metodologie informatiche e telematiche applicate agli studi letterari, antichistici, archeologici, geografici, storici, linguistici, filosofici, della comunicazione. Quali sono – ancora una volta – gli obbiettivi generali che tali corsi e insegnamenti si propongono ? Cosa significa informatica applicata agli studi storici o linguistici ? In alcune sedi universitarie, Trieste è tra queste, si sta lavorando a mettere a punto specifici piani di studio intitolati “Metodologie informatiche per gli studi storici (linguistici, letterari, antichistici, archeologici)” e tra noi ci sono colleghi di varie università che stanno lavorando esattamente in questa direzione: dalla loro esperienza sarà possibile trarre indicazioni di utilità generale di cui far tesoro in contesti diversi.

Per cercare di approfondire questi temi abbiamo pensato fosse utile stimolare una discussione tra figure che su questo terreno si sono già cimentate a vari livelli e che vorrei brevemente presentare. Si tratta di figure, per così dire, tradizionali di docenti che hanno affrontato il problema delle metodologie informatiche e telematiche per gli studi umanistici. Tra questi Gino Roncaglia, che tiene un corso di informatica applicata alle discipline umanistiche all’Università della Tuscia ed è noto come coautore di libri importanti e di successo, come Il mondo digitale. Introduzione ai nuovi media (Roma-Bari, 1999) e l’ormai celebre Manuale Internet giunto se non erro alla quarta edizione. Un’altra esperienza di notevole interesse nel campo delle applicazioni info-telematiche per gli studi umanistici è quella di Alessandro Cristofori, docente di Strumenti Informatici per lo Studio della Storia Antica, che da tempo, con Carla Salvaterra, presso l’università di Bologna, opera nel campo della didattica delle scienze dell’antichità, in particolare all’interno del progetto Telemaco. Sperimentazioni in qualche modo analoghe sono quelle condotte da Andrea Zorzi e Rolando Minuti, organizzatori con altri colleghi dell’università di Firenze, di un corso di perfezionamento in “Storia e informatica. Nuove tecnologie per la ricerca, la didattica e la comunicazione”, nonché di vari cicli di workshop e seminari professionali sui vari aspetti delle applicazioni informatiche per gli studi storici. E, ancora, un’opera significativa di introduzione delle metodologie informatiche negli studi linguistico-letterari a Trieste prima e poi a Torino è quella che si deve a Giulio Lughi; e così pure quella di Giovanni Ferrero, dell’università di Genova, e di Franco Micelli, che nel laboratorio di geografia del dipartimento di Storia di Trieste ha dato impulso particolare alle applicazioni di tipo GIS, così come i colleghi del Dipartimento di Scienze Geografiche e storiche sempre di Trieste. Molti altri colleghi, tra i presenti, hanno già imboccato la strada dell’introduzione alle nuove tecnologie finalizzate allo studio e alla ricerca nel proprio settore specifico di competenze o, meglio ancora, dell’esplorazione delle nuove possibilità euristiche rese possibili dalle applicazioni informatiche per la filologia: penso qui ai colleghi antichisti Zorzetti, Boffo, Botteri e Zaccaria, o a italianisti, come Benussi, agli psicologi e ai colleghi di Scienza della comunicazione. Ricordo anche, presente tra noi, Paolo Mastandrea direttore del Laboratorio di Informatica Uma­ni­stica della Facoltà di Lettere di Ca’ Foscari. In particolare poi vorrei ricordare due importanti progetti seguiti da Emanuela Montagnari che sono anche esempi di collaborazione diretta tra discipine umanistiche e scientifiche e cioè “ArcheoGIS della valle dell’Isonzo e dei suoi affluenti”, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Geologiche, Ambientali e Marine della nostra università, e il “Progetto CRIGA (Catasto Ragionato Informatico delle Grotte Archeologiche)”, un progetto interfacoltà sempre in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Geologiche, Ambientali e Marine e con il Dipartimento di Scienze Archeologiche dell’università di Pisa. Dato che non intendo certo fare una rassegna delle iniziative in corso presso questa o altre università, ma solo riportare a scopo esemplificativo alcune esperienze di applicazioni informatiche agli studi umanistici, vorranno certamente scusarmi tutti coloro che non si sono sentiti qui menzionati, cosa che non dipende dalla sottovalutazione del loro importantissimo lavoro, ma dal taglio volutamente selettivo e sintetico di questa presentazione.

In molti casi, dietro a queste iniziative di tipo didattico stanno vere e proprie sperimentazioni sul piano della ricerca, in particolare il coordinamento di progetti di reti informative o biblioteche digitali o riviste elettroniche che hanno dato vita a siti web specifici, come Memoria. Esercizi di lavoro cooperativo e di condivisione (http://www.univ.trieste.it/~zuglio/), Reti medievali (http://www.retimedievali.it), Scrineum (http://scrineum.unipv.it), Cromohs (http://www.cromohs.unifi.it) e Eliohs (http://www.eliohs.unifi.it): molti di questi, nel campo degli studi storici, fanno ora capo al consorzio “La Storia” (http://lastoria.unipv.it), qui rappresentato da alcuni dei suoi iniziatori, come Michele Ansani, dell’Università di Pavia, i già citati Cristofori, Salvaterra, Zorzi, Minuti e il sottoscritto.

Quando tuttavia si tratta di passare dal piano della sperimentazione da parte di gruppi più o meno ristretti a un progetto di tipo istituzionale, che intende investire l’organizzazione della didattica, di necessità si pone il problema di un raccordo con le componenti dell’università che in genere fanno capo ai centri di calcolo o centri per i servizi informatici.  È da queste componenti infatti che ci si attende un significativo apporto in termini di competenze didattiche, di fornitura di attrezzature, di consulenza e di assistenza a ogni livello: credo che sia particolarmente utile perciò avere qui una numerosa rappresentanza del centro servizi informatici dell’università di Trieste, a cominciare al suo direttore Mario Gregori e dal responsabile dei servizi didattici Daniele Bassi.

Uno dei presupposti di questo incontro è stato tuttavia quello di cercare un comune terreno di dialogo con le discipline più propriamente scientifiche che operano in campo informatico e quindi coi colleghi elettronici, informatici, matematici e fisici. È chiaro infatti che una delle grandi sfide legate alle applicazioni informatiche per gli studi umanistici consiste nell’individuazione di forme di collaborazione specifica coi progettisti di software o con gli esperti di reti per la messa a punto di programmi didattici o di specifici software destinati agli studi umanistici. In alcune università italiane, come Pisa, per esempio, già esistono corsi di informatica applicata alle discipline umanistiche tenuti da informatici, oppure appositi centri informatici per le aree disciplinari umanistiche, creati a seguito del riconoscimento dell’esistenza di problematiche specifiche che le metodologie informatiche e telematiche pongono agli umanisti.

Naturalmente non sempre le figure docenti esistono già. Spesso è la crescita della sperimentazione e delle applicazioni che porta con sé la necessità di profili di docenti particolari: chi avrebbe pensato cinque anni fa alla possibilità che fosse necessario un docente di valutazione di risorse telematiche o di metodologie di ricerca in rete ? Dove possono essere reperiti questi docenti ? All’interno o all’esterno rispetto all’università ? Oppure, come si formano ? Sappiamo che da qualche tempo le agenzie non universitarie di formazione in campo informatico applicato si sono moltiplicate, spesso con grande attivismo e con ottime capacità operative. Si tratta di realtà che possono dare un notevole apporto in termini di didattica stabilendo forme di collaborazione con l’università ai fini dell’entrata in vigore di nuovi percorsi formativi all’interno dei quali l’informatica applicata abbia uno spazio riconosciuto. Ecco l’opportunità di avere qui, oggi, rappresentanti di alcune delle più significative realtà locali impegnate in questo campo, innanzitutto la Insiel spa, nelle persone degli ingegneri Rolla, Sbroiavacca, Scotti; sullo stesso terreno operativo si pongono ditte come la Sbarbaro Engineering, che possono diventare interlocutori significativi per l’università. Questa presenza non si giustifica solo in vista di possibili collaborazioni di tipo didattico a favore dell’università, ma anche in considerazione del processo opposto, ossia della possibilità che sia l’università a preparare figure in grado di operare in seguito nell’ambito di agenzie di questi genere.

Proprio in considerazione di quest’ultimo tipo di esigenza, ossia della possibilità che laureati in discipline umanistiche con una forte connotazione informatica, possano fornire competenze utilizzabili in diversi settori del mondo del lavoro, dalla comunicazione alla fornitura di servizi vari, dall’editoria al commercio elettronico, ci è parso della massima importanza avere qui anche un’azienda che da tempo ha saputo valorizzare, credo con con soddisfazione, le potenzialità forse inaspettate che i laureati nelle nostre discipline sono in grado di fornire: parlo della Genertel, qui rappresentata dal suo direttore Dott. Leonardo Felician, che è anche docente di Sistemi Informativi presso questa università e autore di Tecniche di Organizzazione delle informazioni, Mondadori Informatica, Milano, 1989.

Per concludere questa breve presentazione vorrei indicare due grandi aree problematiche che mi sembrano cruciali rispetto agli obiettivi che ci siamo posti e rispetto anche all’obiettivo di individuare le finalità di corsi ad alto contenuto informatico:

 1)       l’area della definizione dell’informatica umanistica, che deve essere accuratamente distinta dall’informatica di base. La cosiddetta informatizzazione di base esula dai nostri interessi, che riguardano piuttosto l’individuazione di specifiche applicazioni metodologicamente rilevanti nei diversi campi disciplinari: per esempio  la codifica testuale, l’ipertestualità, l’interattività, la costruzione di database e il rapporto tra database e codifica testuale, la produzione e l’uso consapevole delle risorse di rete.  È questo genere di conoscenze e abilità che debbono essere integrate nei nuovi percorsi formativi universitari sia di primo livello sia di livello specialistico: il nostro problema è di definirne le modalità e gli obbiettivi. Ma è importante sottolineare che, come ho cercato di dire all’inizio, siamo di fronte a un problema non di competenze tecniche, ma di impiego di abilità tecniche per la soluzione di problemi di ricerca e di metodo.  È solo su questa base che è possibile giungere a immaginare particolari e originali itinerari di formazione ad alto contenuto informatico-telematico.

2)       L’area della formazione, nella duplice accezione dell’individuazione di effettivi sbocchi professionali legati al possesso di competenze informatiche abbinate a una preparazione di carattere umanistico; e di reperimento/formazione del personale docente. Il primo aspetto è legato a quanto espressamente richiesto dalle indicazioni generali per la riforma degli ordinamenti didattici e porta alla necessità di verificare con precisione il tipo di preparazione e di competenze che particolari aziende possono richiedere in vista dell’inserimento di laureati in discipline umanistiche. Il secondo aspetto si presenta come particolarmente delicato, in considerazione del fatto che la situazione attuale sembra caratterizzata da due processi che non mi sembrano ancora trovare quella convergenza che forse sarebbe necessaria: la trasformazione di docenti tradizionali in figure di docenti di nuove materie legate alle nuove tecnologie, perlopiù sulla base di sforzi individuali e volontaristici; e il ricorso a competenze di matrice informatica, sia tecnica sia teorica, ma non necessariamente familiari con le problematiche della ricerca e dello studio di materie umanistiche. A quest’area appartiene per esempio il problema di se e come calibrare fasi superiori di formazione (laurea specialistica, master, corsi di perfezionamento) ai fini della formazione di futuri docenti di applicazioni informatiche per le discipline umanistiche

 Concluderei con la proposta di provare a trattare, se possibile, questi tre punti in successione, per dare un certo ordine agli interventi. Benché la scelta organizzativa che abbiamo fatto sia all’insegna della massima libertà di discussione può essere utile porsi come obiettivo quello di esplorare separatamente le aree problematiche che ho appena indicato, nella speranza di trarre dal nostro dialogo indicazioni e suggerimenti utili nel prosieguo del nostro lavoro.

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8 novembre 2000