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maggio 2000 - Dossier n. 4



Un passaggio complicato
L'edizione di fonti storiche in rete

Michele Ansani

Michele Ansani è ricercatore presso il Dipartimento storico-geografico dell'Università di Pavia. Si occupa di edizioni di fonti e analisi dei processi documentari fra XI e XV secolo. E' co-fondatore e coordinatore di "Scrineum. Saggi e materiali on-line di scienze del documento e del libro medievali"

 

Non si è ancora sviluppata, intorno alle prospettive di trattamento digitale e alle modalità di edizione critica sul web delle fonti storiche – intese, qui, soprattutto come fonti d’archivio -, una discussione particolarmente fitta e animata; nulla di paragonabile, certamente, a quella che tuttora vivacizza convegni e seminari in cui si affrontano le problematiche legate all’impiego di strumenti elettronici e telematici per la critica testuale e che ha, in genere, interessato gli studiosi dei fenomeni letterari – compresi i più restii ad accogliere e far proprie le tematiche (e le tecniche) del mutamento. Tale silenzio pare oggi assai più denso in Italia che altrove; e sembra per certi versi singolare che, da un lato, proprio all’interno della comunità umanistica italiana siano emerse (e già da tempo) posizioni assai avanzate (e riconoscimenti internazionali) sul piano della riflessione teorica intorno ai temi della codifica testuale; e che, dall’altro, il tema della digitalizzazione delle fonti, collegato a quelli della loro conservazione e fruizione, abbia messo in moto soprattutto varie istituzioni archivistiche e bibliotecarie (si vedano i progetti recenti dell’Archivio di Stato di Firenze, o le attività di riproduzione dell’Archivio Segreto Vaticano) sino a configurare, come alcuni hanno rilevato, una possibile confusione di ruoli e un’alterazione della distinzione tradizionale tra produzione di servizi e di ricerca.

Oggi, quando si stabilisca preventivamente che l’edizione di un testo o di un corpus testuale è operazione assai diversa dalla sua riproduzione virtuale – seppure talvolta accompagnata da un ricco corredo di strumenti di lavoro -, abbiamo di fronte un panorama di realizzazioni originali assai povero. Pochi e complessivamente insoddisfacenti i modelli di riferimento, in prospettiva già superati i prototipi disponibili. Occorre peraltro sottolineare come le grandi e secolari imprese europee specializzate nella produzione di fonti (un esempio per tutti: i Monumenta Germaniae Historica) abbiano compiuto sinora scelte prudenti e conservative, preferendo il trasloco di stabilissimi testi da un supporto all’altro, evitando da un lato il rischio di mettere in gioco i metodi tradizionali e consolidati delle tecniche di edizione, dall’altro investendo, con le antologie elettroniche, sulla possibilità di ritorni economici significativi. Simili strategie rischiano di tracciare una strada di comodo, suggerendo, anziché la ricerca di un investimento sui nuovi linguaggi e sulla rete ai fini di una nuova progettualità e di un rilancio delle attività editoriali, il disegno di una digitalizzazione indiscriminata dell’esistente, puntando soprattutto vuoi sull’attrattiva della fonte come ‘immagine’, vuoi sulla disponibilità di sofisticati sistemi di reperimento automatico delle informazioni all’interno dei testi.

V’è tuttavia un altro rischio, di segno diametralmente opposto, e che in maggiore o minore misura ha attraversato come un filo di continuità molte esperienze di informatica umanistica negli ultimi decenni. Recentemente, in particolare sulla rete accademica tedesca, si è posta la tematica di una Editionwissenshaft qualificata come digitale e applicabile alle fonti archivistiche e manoscritte. Nello stesso solco, sebbene di formulazione risalente già ai primi anni ’90 e poi ricalibrato alla luce dell’esplosione del web, il modello di "Integrierte Computergestützte Edition" messo a punto da un’équipe coordinata da Ingo H. Kropac (Università di Graz) e sperimentato sulla documentazione medievale della Reichsstadt di Regensburg (“Fontes Civitatis Ratisponensis”), con produzione di materiali on-line (non molti) e su CD-Rom. I prototipi che costituiscono attualmente l’esito di queste impostazioni lasciano qualche perplessità. In particolare, si ha l’impressione di come le responsabilità dell’editore siano qui avvertite e giocate soprattutto nei confronti del medium e delle sue specificità, piuttosto che dei testi e della “comunità interpretante”; e che l’approdo ultimo del dibattito teorico e della sperimentazione sia – in fondo – visto non tanto nella possibilità/necessità di produrre soprattutto nuove edizioni, quanto di inseguire una standardizzazione delle procedure tratteggiando modelli operativi neutrali (che prescindano cioè dalle tipologie documentarie), esportabili nel nome della multidisciplinarietà e della sintesi digitale.

Restiamo nell’ambito strettamente italiano. Sebbene il quadro appena tracciato possa indurre a considerazioni pessimistiche, non perciò vanno negate le premesse per un effettivo salto di qualità, e per l’avvio di una fase che superi le carenze di progettualità e coordinamento che storicamente caratterizzano l’attività delle istituzioni accademiche e dei centri di ricerca italiani nel settore ‘strategico’ della produzione di edizioni criticamente affidabili. Occorre tuttavia liberare il terreno da almeno due ingombranti ostacoli, parziale eredità di riflessioni e sperimentazioni di informatica applicata ai testi antiche e recenti, relativi alla codifica e alle virtù della ricerca automatica. La necessità di una sperimentazione graduale, relativamente indolore, attenta ai linguaggi di codifica (SGML, XML), ma affatto destabilizzante rispetto alle pratiche tradizionali della critica documentaria, non potrà sortire particolari successi se orientata al collaudo di standard universali e ‘chiusi’, applicati o presumibilmente applicabili a qualsiasi fenomeno testuale: occorrerà tenere sempre ben presente che un testo giuridico, un testo letterario, un testo documentario, ovvero un corpus di testi difficilmente potranno essere ingabbiati entro strutture logico-semantiche o di semplice descrizione uniformi e ripetitive (standard, appunto), se non rinunciando a esplicitarne, nelle scelte della codifica, gli elementi legati alle rispettive specificità e storicità. Allo stesso modo, occorre considerare che quell’attività ‘grigia’ e faticosa che spesso accompagna il lavoro di edizione (la costruzione di indici e di vari apparati di supporto), per quel tanto di esercizio critico-interpretativo che comporta, non potrà mai essere surrogata da procedure complesse di interrogazione, dalla trasformazione di un testo (o di un insieme di testi) in una base di dati gestibile mediante raffinati motori di ricerca (se non in circostanze eccezionali o per fini particolari). Si tratta, se vogliamo, di affermazioni banali, ma da tenere sempre presenti. 

Rinunciare a questi presupposti (all’uno o all’altro, o contemporaneamente ad entrambi), significherebbe interpretare superficialmente le responsabilità che nel nuovo (presumibile) episteme digitale e post-gutenberghiano saranno affidate alla leggerezza e alla fluidità della scrittura elettronica – mentre un’edizione critica è da sempre qualcosa che resta, e che pesa. Significherebbe disperdere un bagaglio di saperi e metodologie affinato nel tempo, e correre il rischio di una frattura insanabile con la ‘tradizione’. Per i futuri specialisti della documentazione, per chi affronterà progetti (piccoli o grandi) di edizioni di fonti storiche puntando sull’ICT, la codifica sarà il pane quotidiano. Ammesso che uno ‘specialismo’ sopravviva; il che potrà accadere, probabilmente, ma non senza il tramite di un graduale adeguamento delle pratiche disciplinari e (importante sottolinearlo) didattiche, parallelo a quello che si prospetta per l’intero sistema delle discipline storiche e delle scienze umane in generale.

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Biblio- e webliografia

Ansani, M., Diplomatica (e diplomatisti) nell’arena digitale, in “Scrineum. Saggi e materiali on-line di scienze del documento e del libro medievali”, 1 (1999), <http://dobc.unipv.it/scrineum/ansani.htm>.

Archivio di Stato di Firenze, Attività e progetti, <http://www.archiviodistato.firenze.it/progetti/attivita.htm>.

British Academy - Royal Historical Society Joint Committee on Anglo-Saxon Charters, Anglo-Saxon Charters on the World-Wide-Web, <http://www.trin.cam.ac.uk/chartwww>.

Codice diplomatico bresciano (secoli VIII - XII), edizione digitale ed. Ansani, M., in “Scrineum”, cit., 1999, <http://dobc.unipv.it/scrineum/CDB/cdbhome.htm>.

Das digitale Archive von Duderstadt, <http://www.archive.geschichte.mpg.de/duderstadt/dud.htm>.

Fontes Civitatis Ratisponensis, Geschichtsquellen der Reichsstadt Regensburg *online*, ed. Kropac, I.H., Wanderwitz, H., <http://bhgw15.kfunigraz.ac.at/fcr/index.htm>.

Kropac, I.H., Electronical Documentation vs. Scholarly Editing?, 1997, <http://bhgw15.kfunigraz.ac.at/fcr/public/glasgow/kropac.htm>.

Kropac, I.H., Integrierte Computergestützte Edition (ICE) [Last revision: 2000/03/02], <http://www-fhg.kfunigraz.ac.at/ice>.

Letters of Philip II, King of Spain (1592-1597), ed. Hacken, R., <http://www.lib.byu.edu/~rdh/phil2>.

Monumenta Germaniae Historica, Die elektronischen Monumenta (eMGH), <http://www.mgh.de/emgh>.

Sahle, P., Digitale Edition (Historischer Quellen) - Einige Thesen, 1997, <http://www.uni-koeln.de/~ahz26/dateien/thesen.htm>.

Le texte médiéval sur Internet (2). Mettre des textes sur internet, “Le Médiéviste et l’0rdinateur ”, 38 (1999), < http://irht.cnrs-orleans.fr/meto/mo38.htm>.

Zusammenfassung des Workshop “Digitale Editionen?”, Max-Planck-Instituts für Geschichte, Göttingen, 1998, <http://www.stud.uni-saarland.de/~mahahn/workshop.htm>.

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