La grande varietà di prodotti comparsi in rete dalla metà degli
anni 90 in poi è stata il frutto più immediato di una sociologia della
comunicazione che la telematica ha letteralmente sconvolto. Singoli o istituzioni situati
alla periferia dei circuiti culturali si sono scoperti in condizione di rivolgersi
autonomamente ad un pubblico mondiale; voci esterne al mondo universitario hanno avuto
lopportunità imprevista di salire sul medesimo palcoscenico dei ricercatori
professionisti e degli accademici; agenti, come gli editori, hanno potuto sperimentare
forme di attività estranee alla loro sfere consuete; dilettanti puri e amatori si sono
trovati di fronte a un uditorio tanto ampio quanto disorientato, favoriti
dallomogeneizzazione degli oggetti indotta dalla rete e dalla possibilità di
forzare le preesistenti segmentazioni della comunicazione culturale.
Dopo il balzo in avanti nella produzione di strumenti telematici per la ricerca e la
didattica delle discipline storiche e umanistiche in generale, però, allentusiasmo
è subentrato un diffuso e salutare bisogno di rigore: non più sperimentazioni
incontrollate, ma progettazione di risorse più raffinate, di qualità più elevata e
scientificamente più solide.
Con una reazione avvertibile in ogni settore disciplinare, il mondo professionale della
ricerca storica e umanistica in generale (o almeno una certa sua componente più sensibile
allinnovazione) ha manifestato un duplice bisogno: comprendere caratteristiche e
potenzialità della telematica in vista di sperimentazioni accorte, e recuperare
lautorità di controllo e selezione che la rete sembrava poter vanificare. In
particolare, se al principio del Web lesigenza dominante era stata quella di come scoprire le informazioni, molto presto a affermarsi è stata
la problematica della descrizione tipologica e soprattutto della valutazione-selezione:
recenti interventi giornalistici di portata più generale vi hanno contribuito con
riflessioni sui filtri da parte di firme prestigiose. Che senso poteva avere,
infatti, disporre di nutriti repertori forniti dai motori di ricerca
generali o dalle guide tematiche, sia in linea sia a stampa (per le discipline
storiche si ricordi ad esempio The History Highway, New York,
20002) , se poi le risorse inventariate finivano col rivelare natura e
contenuti non abbastanza utilizzabili o attendibili dallo studioso ? Quanto seria, per
esempio, poteva considerarsi ledizione elettronica di un classico della letteratura
antica o moderna ? Con quali criteri era stato realizzato un certo database
statistico o testuale ? Quali principi generali avevano guidato la creazione di raccolte
digitali di fonti documentarie o iconografiche o cartografiche ? E, ancora, che grado di
affidabilità presentavano i cataloghi in linea di biblioteche o di archivi ? Che grado di
autorevolezza possedevano i testi a carattere didattico o divulgativo che cominciavano ad
affollare i siti telematici più diversi ? Quali garanzie offrivano certi prodotti
pubblicistici come la saggistica delle sempre più numerose riviste elettroniche
di essere conformi agli standard vigenti nelle comunità scientifiche ?
Questioni ancora più delicate, poiché implicanti la responsabilità professionale, si
sono poste per il docente, il bibliotecario, leducatore in generale. È corretto e
ragionevole instradare gli allievi o gli utilizzatori di una biblioteca alluso di
risorse telematiche senza metterli in condizione di valutarne lattendibilità e
senza fornire loro gli indispensabili strumenti critici con cui distinguere, discernere,
vagliare ? È significativo che la
problematica dellevaluation of web resources si sia sviluppata nei
particolari contesti delle metodologie didattiche, della formazione bibliotecaria e
dellavviamento alluso delle risorse informatiche e telematiche. Nelle numerose
guide e repertori attualmente disponibili in linea, oltre che a stampa, anche sotto forma
di veri e propri corsi introduttivi alla valutazione, si è cercato di fissare alcuni
parametri generali di giudizio, riconducibili alle macrocategorie di: autorevolezza,
accuratezza, obbiettività, aggiornamento e completezza. Altri, più specifici, sono stati
individuati in ragione della natura digitale e ipermediale delle risorse in questione:
stabilità, chiarezza, facilità di accesso e di utilizzo, equilibrio tecnico tra
contenuti testuali e strumenti multimediali.
È poi necessario menzionare una
particolare metodologia di valutazione-selezione tipica dellambiente telematico.
Essa è scaturita dal bisogno di rimediare alla ben nota ridondanza dei metodi di recupero
delle informazioni propri dei motori di ricerca tradizionali, le cui operazioni, piuttosto
che in base allaffidabilità informativa e scientifica, rispondono a criteri come
laffinità tematica, la lingua, il numero di occorrenze di parole-chiave: di recente
le prime posizioni in classifica nella liste prodotte dai congegni di ricerca sono
addirittura divenute un oggetto da acquistare dietro pagamenti in denaro. Tale metodologia
consiste nella creazione di veri e propri filtri professionali mediante motori selettivi,
detti anche limited area search engines (LASE). In campo umanistico ne
esistono due esemplari, realizzati negli Stati Uniti presso luniversità di
Evansville: Argos, per le discipline antichistiche, e Hippias, per quelle filosofiche. Un terzo esempio sarà
prossimamente quello offerto dal motore di ricerca per le risorse storiche, che è in via
di perfezionamento in Italia a cura di Lastoria.it un
consorzio di siti facenti capo a dieci università italiane. Un
motore di ricerca darea funziona, per usare un termine entrato nel linguaggio della
telematica, come un portale specialistico. Il principio-base è quello
dellassociazione tra un certo numero di siti professionali specializzati, accomunati
dallappartenenza ad un certo ambito disciplinare: nel caso di Lastoria.it
la storia, dallantichità allepoca contemporanea. Ciascun sito cura al proprio
interno una guida critica alle risorse telematiche per il settore di studi di sua
competenza. Un software di ricerca specifico consente di
interrogare non solo i siti-membri, ma anche tutti i siti che le singole guide elencano
solo dopo preventivo accertamento dei requisiti di serietà e autorevolezza. Chi utilizza
un motore darea sa perciò che le segnalazioni di quello strumento di ricerca sono,
sì, meccaniche e automatiche, ma solo nellambito delle selezioni preliminari
operate dai membri del consorzio.
Numerosi fattori, soprattutto in Italia, ostacolano ancora la promozione di iniziative di
questo tipo: scetticismo, diffidenza, difficoltà di coordinare iniziative nazionali in un
ambiente, come quello delluniversità italiana, apparentemente incapace di partorire
progetti ambiziosi nel settore telematico, conseguente mancanza di risorse dedicate per
integrare competenze informatiche allinterno di progetti nati nellambito degli
studi umanistici e, nel caso di Lastoria.it, storici.
È chiaro, però, che solo mediante strumenti e competenze ad hoc è possibile fornire un servizio per la valutazione delle
risorse telematiche esistenti; e, per contro, solo la crescita di un comune senso critico
può favorire linnalzamento qualitativo delle future produzioni. A questo scopo è
necessaria la comprensione di un fatto banale, ma troppo spesso trascurato. Le risorse
telematiche, come ogni strumento di ricerca o fonte storica, sono opera di individui, dei
loro progetti culturali e delle loro scelte e decisioni conseguenti. Perciò debbono
essere sottoposte a esame critico con gli stessi metodi e con lo stesso rigore che lo
storico, lo scienziato, lo studioso in generale usano nel trattare i propri materiali
tradizionali di lavoro.
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